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DESCRIZIONE DEI FATTI

 

Il 27 febbraio 2004 è stata venduta la mia abitazione di via dei Vanni 45, Firenze, all'asta giudiziaria presso lo studio del Notaio Giancarlo Sanfelice, viale Giacomo Matteotti 21 Firenze.

Questa è la conclusione di una vicenda che mi ha reso la vita impossibile per oltre venti anni a Firenze , ed è la conclusione di un dissidio con la Curia di Firenze -Istituto Diocesano Sostentamento Clero ed originatosi per la mia brusca reazione alle ripetute avances sessuali del parroco TASSI ROBERTO subentrato verso l'anno 1982 nella conduzione della parrocchia della cosiddetta “CHIESA DI DANTE ALIGHIERI” a Firenze, e della quale ero inquilino di due modestissimi locali (Doc.A/all.1) avuti in locazione dal parroco precedente.

I promotori di questa vendita sono stati l'ing Macciò Lino, difeso dal suo cugino avvocato Alessandrini Alberto, e la banca Cassa di Risparmio di Firenze.

Questo avvocato ALESSANDRINI ALBERTO è stato l'iniziatore ed il responsabile di tutta questa vicenda che mi ha reso la vita impossibile ed un incubo per tanti anni . Infatti l' avvocato ALESSANDRINI Alberto è stato in precedenza mio difensore (e pertanto doveva astenersi dall'agire contro di me) con procura speciale conferitagli in data 25 gennaio 1985 presso il notaio Beltrandi di Firenze, (All. 1 Pag. 1 - Pag. 2 ) presso il quale l'avv Alessandrini medesimo mi indirizzò ( Doc.A./all.06 ) per difendermi in una vertenza contro il parroco Tassi Roberto e lo Istituto Diocesano Sostentamento Clero dei quali ero inquilino di un piccolo laboratorio in piazza dei Giuochi 5/6 rosso ed un sovrastante monolocale adibito ad abitazione di 23 mq (dichiarato poi inabitabile dalla USL, e dai quali locali volevano sfrattarmi ad ogni costo. Se l'avvocato Alessandrini Alberto, da me denunciato -inutilmente- ( All. 4 - Busta ) anche in un esposto inviato al Presidente della Repubblica Cossiga, avesse operato allora in maniera coerente nella mia difesa avrebbe troncato sul nascere un dissidio con la curia che invece poi si è allargato a macchia d'olio coinvolgendo altre persone ed altre strutture , rendendomi la vita impossibile sino ad oggi e conclusosi come ho detto con la vendita della abitazione ed il pignoramento di un immobile ereditato a Cortona dai genitori ."

 Quando il parroco Tassi mi vedeva passare per la strada, mi additava agli altri presenti, dicendo che ero un parassita, un poco di buono, e parlava male di me. Per vari motivi presto il rancore si estese a tutta la Curia Vescovile /Istituto Diocesano Sostentamento Clero specie quando dall' ottobre 1985  il beneficio parrocchiale passò in gestione, direttamente alla Curia vescovile tramite la costituzione dello Istituto Diocesano Sostentamento Clero (Lettera del vescovo Piovanelli Silvano dell' ottobre 1985).

Costoro tentano in tutti i modi di sfrattarmi dai locali, e mi rendono la vita impossibile in ogni modo, con perdite di tempo ed economiche inimmaginabili.

Il fatto fondamentale del mio rapporto con la Curia vescovile di Firenze,  e che ebbe conseguenze veramente catastrofiche per la mia esistenza, si inserisce nella vertenza di determinazione della durata e di determinazione del canone dovuto per il laboratorio.

Il presidente dello Istituto Diocesano Sostentamento Clero di Firenze, Vinicio dal Perugia, con molta disonestà, approfittandosi della confusione generata in me dallo avvocato Alessandrini, promosse contro di me, e presso due giudici differenti della Pretura di Firenze, due cause contradditorie tra loro, tramite il loro legale avv Borgioli Alberto, per determinare la entità del canone mensile e la durata del contratto relativi al laboratorio.

 

Nel 1978 ebbi in locazione dallo allora parroco Stefani della parrocchia della cosiddetta chiesa di Dante, in affitto (65.000 lire mensili) un modesto laboratorio in piazza dei giuochi 5/6 rosso, per svolgervi la attività di scultore ed incisore di pietre dure, e nel 1980 il medesimo parroco Stefani mi affitta anche un soprastante monolocale al terzo piano del medesimo immobile (DocA-All.1)  pattuendo un canone mensile complessivo di 150.000 lire che pagavo regolarmente a lui o al suo sacrestano Luciano Giannoni.

Nel 1981 muore don Stefani e da questo momento io pago regolarmente direttamente alla curia in piazza del Duomo lo affitto (150.000 lire mensili); e dall’aprile 1982 pago lo affitto direttamente al parroco Tassi Roberto che subentra nella conduzione della parrocchia della chiesa di Dante.

Questo parroco Tassi Roberto, comincia subito a infastidirmi con continue avances sessuali, alle quali io reagisco molto bruscamente, ed è per questo motivo che il parroco Tassi Roberto nutre per me un vivo rancore che presto si estende anche a tutta la curia di Piazza del Duomo, e costoro, entrambi, cioè la curia vescovile e il Tassi Roberto avvalendosi dello avvocato Borgioli, mi rendono la vita impossibile in ogni modo e cercano di sfrattarmi da questi locali con ogni mezzo.

Il parroco Tassi Roberto, quando mi vedeva per la strada, mi additava alle altre persone presenti dicendo di me che ero un poco di buono, un vagabondo, un parassita della chiesa e parlava male di me, dicendo che sarebbe riuscito a sfrattarmi dai locali che avevo in affitto.

Mi assilla con continue richieste di aumenti di affitto che non riconosco dovuti e su consiglio di alcune associazioni chiedo la applicazione dello equo canone per il monolocale al terzo piano per il quale stavo pagando 85.000 lire al mese, e pertanto così il canone dovuto per il monolocale al terzo piano, adibito a prevalente uso abitativo, viene abbassato (8 luglio 1982) a 36.000 lire mensili (DocA-All 2), mentre per il laboratorio a piano terra, continuo a pagare il canone di 65.000 mensili pattuite con Don Stefani, perché non riconosco dovuti gli aumenti che la curia ed il parroco mi richiedono

perché lo aggiornamento non poteva essere richiesto per i primi tre anni, perchè l'originario articolo 32 della legge lo vietava espressamente, e neppure per gli anni successivi, dopo che cambiò la legge perchè non era stato fatto alcun accordo in proposito.

Tramite il mio difensore Bellizzi, manifesto la mia disponibilità a rinnovare il contratto del laboratorio a piano terra ad un canone maggiorato, ed infine accetto di pagare 84.500 lire mensili –agosto 1983-(DocA-All4) e pago gli arretrati richiesti dall’avv. Borgioliper il laboratorio e la stanza al terzo piano  (DocA-All5)

 

Per il laboratorio e nonostante il contratto per esso sia iniziato il primo gennaio 1978, mi perviene la intimazione dello sfratto per il 31 dic 1985 . Mia sorella Adriana è amica intima dell’ing Macciò Lino, e costei mi suggerisce di rivolgermi all’avv. Alessandrini Alberto che è cugino di Macciò. Così rilascio all’avv. Alessandrini Alberto, su sua richiesta (DocA-All6), una procura speciale a difendermi ( n° 11.216 del 25 genn. 1985 del notaio Carlo Beltrandi). (DocA-All 07 )

L’avv. Alessandrini mi ingarbuglia ancora di più il mio rapporto con l’Istituto Diocesano, tanto che mi pervengono richieste di arretrati ed aumenti di canone per il laboratorio, anche in contraddizione con lo accordo dell’agosto 1983.

Revoco lo avv. Alessandrini perché mi dice che non mi rimaneva che pagare e lo Istituto promuove due cause distinte con due giudici differenti per la determinazione del canone e per la convalida dello sfratto dal laboratorio.

 

Il presidente dell'Istituto Vinicio dal Perugia promosse la prima causa RG 7431/86 , ( Doc. A/all. 11) presieduta dal giudice Valeriani, omettendo di precisare la data di inizio del contratto (1gen78, a lire 65.000 mensili), affermò che il contratto era soggetto a proroga, omettendo anche di dire che dall' agosto 83 era stato ripattuito un nuovo canone di 84.500 lire mensili (Che comunque furono pattuite a quella data, e che regolarmente pagavo, Doc.A/all.9), Vinicio dal Perugia chiese la convalida dello sfratto per il 31 dicembre 1985.

Contemporaneamente l' Istituto promosse una seconda causa RG 9299/86c. (Doc.A/all.12) presieduta dal giudice Paparo Domenico, sostenendo che il contratto non era soggetto a proroga all'entrata in vigore della legge detta dell'equo canone, indicava il canone mensile iniziale al 1 gennaio 1978 di Lire 65.000 mensili (e come era vero, e pattutito con il precedente parroco poi deceduto, ma con il quale non fu pattuito niente in merito allo aggiornamento, e pertanto questo non poteva essere richiesto per i primi tre anni, perchè l'originario articolo 32 della legge lo vietava espressamente, e neppure per gli anni successivi, perchè non era stato fatto alcun accordo in proposito), e chiedeva gli aggiornamenti a decorrere dal novembre 1978.

 

 

Mi rivolsi allo avv. Cerchiai Umberto (sett. 86) il quale mi disse più volte che tutto andava bene, ma mi giunse (lugl. 87)la sentenza del giudice Paparo Domenico che mi condannava in contumacia al pagamento di circa tremilioni di arretrati.

Per le reciproche omissioni denunciai per associazione a delinquere lo “Istituto diocesano sostentamento clero” di Firenze, il parroco Tassi Roberto, l’avv. Borgioli difensore dello Istituto, il mio difensore Cerchiai Umberto, il giudice Paparo Domenico ed il cancelliere della Pretura per le reciproche omissioni.

In seguito a questa denuncia mi pervennero ripetuti solleciti a pagare questi arretrati ed io feci altrettanti solleciti al magistrato Margherita Cassano della Procura della Repubblica a verificare la corrispondenza della sentenza del giudice Paparo alle disposizioni di legge e verificare gli abusi commessi a mio danno.

Fui annichilito da una aggressione che mi ha causato la estrazione dello occhio destro, e denunciai subito alla polizia e ai carabinieri che avevo riconosciuto in uno degli aggressori il figlio del mio inquilino Visconti Erminio che occupava l’abitazione di Via dei Vanni all’ultimo piano, e che stavo apprestandomi a denunciare perché nel procedimento di convalida dello sfratto aveva presentato dichiarazioni contraddette dalle risultanze anagrafiche.

Inoltre quando successivamente sono andato ad abitare in via dei Vanni, mi sono reso conto che il giudice Paparo abitava a piano terra di via dei Vanni 45, per la pubblicità che veniva recapitata

Anche se via via sempre più raramente in Via dei Vanni ed a lui intestata.

Con questa richiesta di arretrati l’ Istituto diocesano sost clero ed il parroco Tassi Roberto, hanno continuato per anni ed anni a molestarmi, infatti nel dicembre 1995, quando non stavo più in piazza dei Giuochi da vari anni, mi pervenne la condanna a pagare circa settemilioni di lire.

Fu cosi che infine presentai una querela alla Procura della Repubblica in Via Strozzi contro il parroco Tassi Roberto e lo Istituto diocesano sostentamento clero denunciando che queste loro molestie con cui mi si chiedevano sempre soldi avevano avuto origine dalla mia brusca reazione di rifiuto alle insistenti avances sessuali del parroco Tassi Roberto, e pubblicizzai questa querela inviando una molteplicità di fax a varie redazioni , protestando anche con alcuni cartelli e alcune copie della querela, sia davanti al palazzo vescovile che davanti al Tribunale e la Corte di Appello, e ciò per più giorni.

Dopo questa mia reazione, ed in seguito , forse, ad un mio sfogo che ebbi più o meno casualmente con alcuni esponenti dell’ambiente ecclesiastico romano, questo assillo degli arretrati è finito.

Un altro aspetto di questa vicenda che mi ha causato un notevole danno, è stato il diniego con cui la questura ha omesso di rilasciarmi la licenza per la lavorazione dei preziosi, per anni e anni nonostante i solleciti e i reclami e denunce (nel giugno 1989 restitutii anche per protesta la scheda elettorale al Sindaco chiedendo che mi fosse rilasciata la licenza, che non mi fu però rilasciata).

La licenza per la lavorazione dei preziosi richiesta nell’ottobre 1986 mi fu rilasciata nel maggio 1992 solo dopo inviai una denuncia diffida al Questore, al TAR, ed al Presidente del Tribunale di Firenze.

 

Tutta questa vicenda mi ha fatto perdere una quantità di tempo impressionante , senza parlare poi della perdita dello occhio che è facilmente immaginabile il danno che mi ha causato alla mia attività di cesellatore.

 

Finita la questione dello Istituto diocesano si è esasperata quella con la banca Cassa di Risparmio di Firenze , che è una banca cattolica, e che tanto ha fatto che alla fine è riuscita a vendermi la abitazione di via dei Vanni.

Con la banca Cassa di Risparmio di Firenze, avevo contratto il mutuo per lo acquisto della abitazione di via dei Vanni a Firenze, ed inoltre questa banca è anche esattoria comunale.

Sia per la perdita dello occhio che per le vicende precedenti con la curia, che quelle successive con la curia vescovile e non, ho perduto una infinità di tempo che si è ripercossa nel normale svolgimento della mia attività , materializzata in una perdita economica notevole che mi ha impedito il regolare pagamento delle rate del mutuo e delle tasse .

Questa mia situazione di disagio è stata poi consapevolmente aggravata dalla banca Cassa di Risparmio di Firenze –che notoriamente è una banca di ispirazione strettamente cattolica, e la quale ha dato sfogo alla acredine ed allo astio della curia vescovile contro di me, schiacciandomi

con la applicazione di esorbitanti interessi usurari applicati alle rate scadute del mutuo, ed applicando interessi anatocistici trimestrali esorbitanti in particolare ai due conti correnti che mi aveva costretto ad intrattenere con lei, -ne bastava uno- e applicando interessi usurari di mora esorbitanti alle rate delle imposte che non ero riuscito a pagare alla scadenza. perchè ero costretto dalla banca, con la minaccia di vendermi la casa, a pagare interessi usurari esorbitanti, e che mi hanno appunto impedito a pagare regolarmente le tasse alla loro scadenza.

La acredine della Cassa di Risparmio di Firenze nei miei confronti e la sua determinazione ad ostacolarmi è testimoniata da questo fatto.

Nell’agosto 1999 indussi con tutte le mie forze i miei due fratelli a concludere dal notaio la divisione ereditaria che si protraeva con dispendio di tempo e denaro da anni presso i tribunali di Arezzo e Firenze senza concludersi per colpa delle volutamente errate valutazioni date dall’ing Macciò Lino, e senza che venisse nominato un tecnico CTU da me ripetutamene richiesto, sin dal 1991 (Consulente tecnico di ufficio) che verificasse i valori attribuiti alle parti e determinasse i conguagli dovuti.

Subito dopo questa divisione notarile , usufruendo del conguaglio di 40 milioni di lire che mio fratello mi versò (Nota n.° 1), saldai con circa 30 milioni la rimanenza di rate scadute del mutuo che la banca reclamava, e per il quale gravava una ipoteca sulla abitazione di via dei Vanni di 75 milioni di lire, e subito dopo mi ativai per vendere la mia parte di immobile per sanare ogni posizione debitoria , ma la Cassa di Risparmio me lo ha impedito pignorandomi la mia quota per circa dieci milioni di lire, nonostante che il valore dello immobile di Via dei Vanni era più che sufficiente a coprire anche questo pignoramento, perché lo avevo già liberato dalla ipoteca di 75milioni di lire emesso dalla medesima banca a garanzia del mutuo.

 

Pertanto ribadisco che questa mia situazione con cui si è cercato di schiacciarmi è causata dal comportamento dello Istituto Diocesano e parroco Tassi Roberto , Dal comportamento della Cassa di Risparmio di Firenze, e dal comportamento dello ingegnere Macciò Lino, e che il tratto di unione tra il danno causatomi dallo Istituto Diocesano e il danno causatomi dalla stima di Macciò è l’avvocato alessandrini, cugino di Macciò, e che il comportamento ostile della banca Cassa di Risparmio di Firenze , per la ispirazione cattolica che anima questa banca, trae origine dalla volontà della medesima banca di perseguire concordemente allo alla curia vescovile la intenzione di nuocermi e molestarmi e di nuocermi.

Chiedo pertanto un aiuto legale per rientrare in possesso degli effetti personali ed essere reimmesso nella abitazione di Via dei Vanni 45 o che mi sia comunque restituito immediatamente il resto dei soldi residui ai vari pagamenti effettuati ai creditori, e di verificare per i motivi esposti se tali somme erano dovute nella misura addebitatami.

 

Nota n° 1 - All’atto notarile dell’agosto 1999 stipulato dal notaio Puliatti di Camucia (AR) , mio fratello versò 40 milioni di lire a me ed altrettanti a mia sorella, mentre Macciò aveva calcolato, nel marzo 1991 e con le identiche assegnazioni di immobili poi fatte, aveva calcolato un conguaglio di 40 milioni per mia sorella e solo 4 milioni a me, da cui dovevano essere detratte vari spese anticipate per me da mio fratello.